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Drammatizzazione sonora in quattro stazioni, a partire dal “Lamento d’Arianna” di Claudio Monteverdi

Presentato in anteprima al festival #Monteverdi450 come performance site-specific per la chiesa di San Giovanni in Laterano, Milano, nel 2017, e successivamente ripensato, sempre in logica site-specific, per una performance a Villa Ghirlanda (Cinisello Balsamo)

Estratto dalla performance a Villa Ghirlanda

 

  • Silvia Cignoli, chitarra elettrica
  • Laura Faoro, flauti
  • Mario Mariotti, trombe
  • Elia Moretti, percussioni

Supporto e collaborazione al Light Design Manuel Luigi Frenda

Supporto e collaborazione per il design della mise en espace Gabriele Faoro

IMG_6032L’ensemble formato da Silvia Cignoli (chitarra elettrica), Laura Faoro (flauti), Mario Mariotti (trombe), ed Elia Moretti (percussioni) propone un ascolto del Lamento D’Arianna di Claudio Monteverdi che prende le mosse da una metamorfosi d’immagini musicali, all’incrocio fra suggestioni mentali, sonore e visive, in una creazione collettiva che coniuga improvvisazione e performance in chiave site specific.

Spettacolo prodotto da Canone Inverso con il sostegno del Municipio 3 di Milano, nella Chiesa di San Giovanni in Laterano, Festival “Monteverdi 450” (2017) e patrocinato dalla SIMC Società Italiana di Musica Contemporanea nell’ambito del progetto “Monteverdi e la musica contemporanea”

Del progetto è stata fatta una nuova versione nel 2019 negli spazi di Villa Ghirlanda Silva a Cinisello Balsamo, per il Festival Percorsi…2019, adattando il format della performance agli ambienti esterni ed interni della villa, in accordo con le direttive comunali di impiego dello spazio, valorizzandolo nel suo pieno rispetto.

 

 

La performance si sviluppa lungo quattro stazioni che sono contemporaneamente ambienti acustici, emotivi e fisici.

Posizionando una differente strumentazione in rapporto al luogo, gli artisti creano una spazializzazione sonora e timbrica con cui rileggere/ricomporre quel capolavoro di Claudio Monteverdi che è il “Lamento d’Arianna”.

L’aria, divisa in quattro sezioni e – unica parte residua della perduta partitura della tragedia monteverdiana Arianna – è considerata uno degli esiti più alti del declamato arioso usato dal compositore cremonese di cui cadono nel 2017 i 450 anni dalla nascita.

Il Lamento di Arianna diventa un lavoro sulla “plasticità” dei timbri degli strumenti moderni e gioco di rifrazioni fra tali sorgenti sonore e l’ambiente circostante.

Le differenti sezioni del brano permettono di creare una relazione ambivalente fra i musicisti e il pubblico presente in sala che, con il proprio ascolto e il proprio feedback

Lo spazio scenico a performance conclusa, come appare con l’illuminazione originale della chiesa

emozionale plasmerà la performance. Questo potenziale, questa premessa seduttiva della possibilità di mutua trasformazione è straordinariamente importante perché questo è il punto in cui l’estetica incontra l’etica.

Seppur partendo da una notazione di molti secoli fa, quando la musica è legata al concretizzarsi del momentum, risuona sempre attuale.